La Via della Morte


Erano giorni di silenzi, di pensieri che andavano e venivano. Era tanto tempo che non accadeva. Tutto era cominciato soffermandosi ad ascoltare un respiro più profondo del solito. Un respiro che aveva fame d’aria, un respiro che aveva l’eco di un affanno. Dopo quel respiro, dopo aver provato quella sensazione di fame d’aria l’uomo pensò alla morte come forse non aveva ancora mai fatto prima. Guardò i suoi occhi allo specchio, erano forse meno lucidi e vivi? Era l’inizio di una metamorfosi profonda?

Provò a respirare. Un senso di debolezza e di impermanenza accompagnò il primo respiro. Quale è il senso della vita si chiese respirando una seconda volta. Il terzo respiro più profondo, fu l’anticamera della morte.  

C’è chi aveva scritto che la morte è “na livella”. Varcato il confine della vita svanisce ogni fasto, ogni vanità, ogni battito di pugno sul petto, ogni “io” pronunciato a discapito dell’altro. Niente più differenze, tutti uguali gli uni di fronte agli altri. Nel suo respiro però, il significato della livella apparve diverso, nasceva dalla consapevolezza di voler trovare un equilibrio tra l’amore di chi avrebbe lasciato e l’amore di Chi avrebbe incontrato.

Nel silenzio del suo respiro ebbe paura. Provò a sentire dentro di sé il dolore di quel senso di ingiustizia e di abbandono che resta in chi… resta. Quando sentì il cuore contrarsi si chiese quanto fosse grande la sua fiducia.

Nessuno è indispensabile pensò. Poi si chiese se chi fosse rimasto avrebbe saputo riempire il vuoto con l’amore che è dall’altra parte. Si chiese se chi fosse rimasto avrebbe saputo continuare ad aver fiducia, a cercare non la vita che manca ma la luce che manca per ritrovare nell’assenza, la Parola in grado di salvare e di riempire il vuoto che resta.

Depositario di quella fede si chiese se fosse riuscito a lasciarla in eredità a chi sarebbe rimasto.

Nel silenzio del suo respiro, in quell’affanno, in quella paura che sapeva dell’anticamera della morte si sentì diviso. Sentiva nell’anima l’amore per i suoi affetti, l’amore di Chi l’aveva creato.

Vedeva in tutto questo un confine, una divisione ma al contempo percepiva che al di là di quella sensazione tutto presto sarebbe tornato ad essere Uno. L’amore è assenza di morte.

Provò a diluire quei pensieri nel respiro.

La via della morte apparve su fondo di palpebre. Si sentì pronto a levigare le rughe con il vento caldo del perdono, pronto ad adagiarsi nudo sulla terra.

Sentì tutte le carezze di chi sarebbe rimasto, le voci e le risa perse in un’eco perenne, gli sguardi di chi amava persi nel bianco della cecità.

Pregò.

Poi sentì pronunciare il suo nome, chiaro e dolce.

 


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