Acqua che scorre

Seduta in treno e con gli occhi rivolti al di là del finestrino si sfiorò il ventre. I pensieri si affollavano nella sua testa, poi come il paesaggio che scorreva di fianco si diluivano in una scia di vento.

“A chi discende nello stesso fiume sopraggiungono acque sempre nuove. Noi scendiamo e non scendiamo nello stesso fiume, noi stessi siamo e non siamo… “ Eraclito

Pensò alla bambina che portava in grembo, immersa nell’acqua del suo ventre. Anche per lei, l’acqua che la conteneva e la nutriva sarebbe cambiata istante dopo istante. Lei, piccola avrebbe guardato sua madre attraverso quello specchio d’acqua, istante dopo istante.

E anche lei in fondo, da madre, non si sarebbe potuta esentare dall’immergersi sempre in nuove acque, in nuovi silenzi.

“La natura delle cose ama celarsi.” Eraclito

Pensò alla maternità, la sua bambina si celava in un grembo. Si commosse, chiuse gli occhi e la melodia di una canzone ascoltata qualche giorno prima le risuonò nella testa. Dopo le note arrivarono anche le parole e alcune di quelle continuarono a echeggiare fra i pensieri.

E con un po' di terra, dal nulla al primo uomo diede forma e meraviglia. Gli soffiò nelle narici un alito di vita. Dalla sua carne una fanciulla. E fu famiglia. Niccolò Fabi.

Dio era nel suo Cuore proprio come la sua bambina era nel suo ventre. Se nel suo Cuore c’era Dio, allora Dio è nel mio Cuore pensò, una sorta di equilibrio, di armonia perfetta.

Aveva accolto Dio nel momento in cui aveva socchiuso gli occhi e aveva aperto le sue mani.

Una lacrima discese silenziosa sulla guancia, quasi fosse un simbolo di sacrificio. Non ebbe timore e non la nascose al passeggero che le era di fronte.

Tra i suoi respiri per qualche strana analogia tornavano le parole di Eraclito.

“Morte è quanto vediamo stando svegli, sonno quanto vediamo dormendo. La stessa cosa sono il vivente e il morto, lo sveglio e il dormiente, il giovane e il vecchio: questi infatti mutando son quelli e quelli mutando son questi.”

Calcando il palcoscenico del suo buio e delle sue debolezze era sbocciata come giglio bianco fra le note buie. E proprio quando l’idea di diventare madre si era affievolita aveva visto crescere il suo grembo.

Ora seduta in quel piccolo compartimento, in viaggio verso casa, realizzò che era discesa nella Parola… pian piano, giorno dopo giorno. E giorno dopo giorno quella Parola non era mai la stessa, maturava in lei, da seme a germoglio.

Perdonandosi, perdonando era e non era. Diveniva, mutava. Con fatica provava a immergersi in un sé sempre diverso. Il carattere è un demone diceva Eraclito e lei voleva uscire da quella staticità.

Provò ad immaginarsi con gli occhi del suo compagno di viaggio, fuori da sé era in fondo sempre la stessa, probabilmente solo con qualche ruga in più.

Sorrise. Il paesaggio continuava a scorrere di fianco. Un odore di caffè per un attimo invase il compartimento.

La mano sfiorò ancora una volta il ventre e la piccola scalciò.


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