L'inverno dell'Anima
Nell’inverno della sua anima il vecchio monaco sognò di un angelo dalle ali dorate. Lo guardò silenzioso senza proferir parola. Respirò profondamente, il suo corpo trattenne per qualche istante la fatica poi la lasciò fluire lungo i fianchi. Nel silenzio incontrò quella presenza intima che nel rumore tace e si nasconde nell’ombra.
Popolò il suo grembo d’un giardino d’altri tempi. Pian piano il giardino si popolò di corpi. Pian piano i volti emersero dal fondo come luci nella nebbia. In quel giardino il vecchio monaco varcò le antiche rovine. I ricordi erano spuma d’onda, lambivano le rughe della mente. Imbiancavano le notti nel silenzio di un respiro. Scorse così le stagioni fra le labbra per raccontare le sue mille vite.
Nel riflesso di uno specchio scorse le sue lacrime, le danze mai danzate. Nelle sue mani vide il calco di ciò che mancava. Provò a vuotare il Cuore della bile nera. Nel vuoto del suo silenzio incontrò il perdono. Non tradì il suo bambino per l’orgoglio dell’uomo.
Fu segno di croce con ombra di ali…
Fianco a fianco della sua anima, senza età, specchio l’uno per l’altra ritrovò il coraggio e lo stupore.
Una gioia inaspettata effuse come magnetismo. Fu meraviglia come quella di un cielo stellato in un sogno di mezza estate. Nel giardino d’altri tempi s’immaginò d’essere legno sul fiume…
Nell’inverno della sua anima visse la sua morte.
Avrebbe voluto morire così, in quel giardino d’altri tempi, lasciando cadere una lacrima silenziosa a detergere, più assetato di Dio che di sé stesso.
Avrebbe voluto morire così, in quel giardino d’altri tempi, con lo stupore di un bambino negli occhi e sulle labbra il sorriso di chi ha vuotato la sua soffitta.
Avrebbe voluto vedere la sua anima volar via da quel cuore rosso vermiglio spoglio di spine, accompagnata dall’angelo dall’ala spezzata che aveva lasciato andar via troppo presto.
Avrebbe voluto morire così ma nell’inverno della sua anima, il vecchio monaco vide fiorire un giglio bianco.

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