Simboli

 

Ricevette una lettera. Un piccolo biglietto in una busta chiusa. Non era scritto il nome di alcun mittente, solo il nome del destinatario, il suo. Incuriosita aprì la busta, all’interno un invito recante l’indirizzo di un cimitero e le indicazioni per raggiungere quella che non poteva esser altro che una tomba. Di chi poi si domandò. Sul foglio era segnato il giorno, mercoledì 26 maggio e l’ora, le 15.

Mancavano alcuni giorni a quell’appuntamento al buio. La curiosità era così tanta che era tentata di vestirsi, prendere la macchina e raggiungere quel luogo, quella tomba e capire cosa nascondesse. Decise di aspettare. I pensieri affollavano la sua mente. Fantasticava. Sulla lingua si scioglievano nomi di possibili mittenti, negli occhi si figuravano volti di morti sconosciuti. Foto in bianco e nero d’altri tempi. Non scorreva più distratto il tempo ogni istante aveva la densità del mercurio. Prese a pregare e la catena di cui contava i grani divenne nodo d’amore.

Simboli, simboli d’intenzioni che creano la realtà.

Il giorno prima dell’appuntamento il respiro era sospeso, un sussurro spezzato tra l’anima e la mente. Segnò il corpo con l’acqua benedetta e un uomo la redarguì. L’acqua giaceva lì da giorni era stantia, disse. Credo, rispose… sorrise e segnato il suo corpo con la Croce uscì.

Simboli, simboli d’intenzioni che creano la realtà.

Mercoledì 26 maggio, ore 15.

In piedi davanti alla tomba che le era stata indicata dall’invito lesse il nome del defunto. Solo due iniziali, le sue. La data di nascita coincideva, mancava la data di morte. Presa dalla paura per quello scherzo di cattivo gusto corse via e piangendo dipinse le guance di scie nere. Tornò a casa, digiunò e coltivò il silenzio. L’intorno sbiadì del colore e chiusi gli occhi si addormentò. Sognò.

Sognò fiumi di sangue che le inondavano il ventre. Lei lo cinse con le braccia tentando di fermare quel flusso copioso. Si sentì persa, credette di affogare e quando la paura si abbandonò alla fede pianse lacrime di latte. Il bianco si mescolò al rosso. Alzò gli occhi al Cielo e la Luna nuova sembrò brillare di luce dorata.

Si svegliò con gli occhi ancora gonfi di lacrime... La camicia di notte era intrisa di sangue... anche le lenzuola bianche si erano colorate di rosso. Si alzò e mentre camminava scalza per andare in bagno a cambiarsi pensò che non c'era nulla di più naturale, il suo ciclo era puntuale come un orologio svizzero. L'acqua scorreva lavando via il sangue, alla mente ritornò il sogno. Strane coincidenze pensò. Senso di colpa e dolore, stessa radice, stesso movente. Mentre la mente pensava a quel ciclo come una nuova fine, a quella potenziale vita annegata nel sangue, l'Anima intravide nel corpo il vuoto che accoglie.

“Sono caduta, che importa. Mi guardo allo specchio, fuori dal sogno ricomincio daccapo. Non ho paura di aver paura, di morire prima che si compia il mio destino. Sono lontana dalle mie paure, le ho consegnate al Cielo.”

Le parole di rosso scritte restarono a memoria sulla superfice liscia dello specchio. La luna nuova si intravedeva ancora nel cielo terso, il mestruo riconciliava l’alchimia degli opposti.

Simboli, simboli d’intenzioni che creano la realtà.



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