Un mare di latte
Ogni giorno perdo qualche colore, ogni giorno i colori sbiadiscono e sembrano perdersi in un mare di latte.
La cecità non è fatta di buio, la cecità non sposa la notte ma il bianco, il bianco delle mie
pupille malate.
I colori sbiadiscono e un mare di latte sommerge la realtà. Ogni colore è sparito, dissolto, diluito in questo mare bianco. Non ci sono neanche più le
ombre a farmi compagnia. Ho imparato a vedere con le mie mani, con le mie orecchie. Scopro il confine delle cose, le
profondità di una stanza, il vuoto e il pieno degli spazi battendo il mio bastone sui muri, a
terra. Il rumore, gli echi disegnano lo spazio che sembra indefinito e che la luce non disegna sul
fondo dei miei occhi.
Ci sono giorni in cui anche i miei sensi sembrano affogare in questo mare bianco e solo il
suo profumo è capace di vestire di colori e di forme la realtà. Ci sono giorni in cui la mia
cecità mi permette di sentire il profondo che veste e alberga in ogni cosa.
La cecità vede l'essenziale, nessun fronzolo, nessuna maschera.
Ci sono giorni in cui anche la mia memoria sembra affogare in questo mare di latte, faccio
fatica a guardare con gli occhi della memoria, il tempo sembra farmi dimenticare ogni cosa
ed è allora che caverei i miei occhi spenti per lasciare entrare la luce nel vuoto che resta.
La cecità è la mia seconda sposa. Non ha aspettato il mio sì per baciarmi gli occhi e
rubarne i colori.

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